Il principe esiliato

 

Il veccio re, saggio per l' esperienza e per gli anni,

dall' alto della merlatura del castello osservava il giovane principe che si esercitava con le armi.

Combatteva con vera violenza e nei suoi occhi lampeggiavano istanti di autentica crudeltà.

Al principe piaceva combattere: per lui era una gioia colpire, battersi.

Dall' alto del castello, il re sospirò.

Non così, non così si immaginava l' unico suo erede. Lo avrebbe voluto saggio e studioso,

rispettoso e generoso. Invece stava crescendo superbo e prepotente, svogliato e sgarbato.

Un giorno, il principe cavalcava in un villaggio di contadini. Un povero si avvicinò

zoppicando e tendendo la mano pieno di speranza, il cavallo del principe fece un piccolo scarto.

Il giovane alzò lo scudiscio e lo abbattè con rabbia sul volto del povero

che cadde bocconi nella polvere. Con un urlo, il principe spronò il cavallo e si allontanò.

La gente del villaggio si lamentò con il re, che espresse il suo profondo dispiacere

e si immerse in  un silenzio amaro e pensieroso.

Il giorno dopo infatti il re convocò il Supremo Tribunale della Corona e con voce grave annunciò:

"Il giovane principe Tancredi, nostro unico figlio ed erede della corona, ha tradito le nostre aspettative.

Non crediamo che abbia le qualità necessarie per essere un buon re, giusto e generoso.

Perciò decretiamo, anche se questo ci spezza il cuore, che sia esiliato nell' estremo nord,

della Terra dei Barbari e là viva senza alcun segno della sua dignità,

sostenendosi con il lavoro delle sue mani.

 

Un mendicante lacero e solo

 

Il principe fu abbandonato, dopo giorni e giorni di viaggio, in una radura fra le gelide montagne

che segnavano il confine del regno a nord, senza denaro, senza cavallo, senza armi.

Il povero giovane rimase a lungo bocconi per terra, non riusciva a capire bene

quello che gli era successo, poi sentì i morsi della fame.

Bevve ad un torrentello e mangiò qualche bacca selvatica e qualche frutto acerbo.

Aveva le lacrime agli occhi, ma con un sussulto di orgoglio riprese a camminare.

Cominciò così il suo mesto e disperato pellegrinaggio. Dopo qualche mese non ricordava più

quanti cani furiosi lo avevano inseguito, quanti visi duri lo avavano cacciato e insultato,

quante pietre scagliate violentemente aveva dovuto schivare.

Non gli restava neanche un brandello dell' antico orgoglio. Un freddo crudele,

che gli mordeva le ossa e una fame lancinante erano i suoi unici compagni di viaggio.

Qualche contadino impietosito gli offrì qualche lavoretto di poco conto.

Abituato agli aghi della corte reale, il giovane principe non sapeva fare assolutamente niente.

Imparò a sopportare gli scherzi feroci degli ubriachi, le botte, gli insulti,

 le derisioni pur di avere qualche tozzo di pane e un po' di paglia per la notte.

dopo qualche anno dell' aspetto principesco non c' era più traccia.

Tancredi era un mendicante, straccione e sporco, con gli occhi febbricitanti e la voce lamentosa.

 

 

SEGUE

 

 

 

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